Mt 12,1-8

Misericordia io voglio e non sacrifici

VENERDÌ DELLA XV SETTIMANA DI TEMPO ORDINARIO

Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)


Dio ti benedica !



VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 12,1-8

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.

Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».

Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame?

Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma solo ai sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa?

Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi:

“Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».


PAROLE DEL SANTO PADRE


COMMENTO DI DON LUIGI MARIA

Misericordia

“Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa”.

Tutto il cristianesimo consiste nel comprendere questo versetto del Vangelo di oggi. Troppo spesso l’atteggiamento religioso che noi abbiamo è tutto fondato sulla logica del sacrificio, cioè sulla logica di compiere delle azioni e delle performances che pensiamo possano ottenerci la benevolenza di Dio.

La fede e il conseguente atteggiamento religioso non servono a convincere Dio di qualcosa, ma a trasformare il nostro abituale modo di vivere in misericordia, cioè in capacità di amare fino alle estreme conseguenze, di amare cioè le persone nella loro miseria, gratuitamente, prendendole a cuore, raggiungendole nelle loro distanze, avendo come unica preoccupazione quella di salvargli la vita. Il contrario di tutto ciò è il giudizio, è la saccenza, è il sentenziare sulla vita degli altri a partire da convinzioni religiose lodevoli.

Gesù non vuole abolire le “usanze” ma vuole liberarle dalla superstizione con cui ci approcciamo ad esse. Anche noi siamo vittime degli stessi meccanismi, infatti possiamo difendere fino al martirio una processione ma poi viviamo senza nessun cuore la miseria del fratello che abbiamo accanto. Che cosa dà gloria a Dio, una processione o la misericordia?

Fonte: latuaparola.it

” Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato “

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