VANGELO DEL GIORNO

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Dare la propria vita in riscatto per molti



Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)


Dio ti benedica !



VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore



COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

Il Vangelo non censura nulla, ed è questa anche l’occasione del Vangelo di questa domenica, dove, a un occhio normale, un racconto del genere non dovrebbe essere raccontato. Si parla di una sorta di raccomandazione che due discepoli di Gesù domandano allo stesso Maestro:

“Facci sedere accanto a te nella gloria, dacci i primi posti.”

Il Vangelo non censura tutto questo, perché vuole mettere in luce anche questo lato della nostra mentalità umana. Non basta dire che siamo cristiani o di aver incontrato Gesù Cristo per avere una mentalità totalmente diversa. A volte ci portiamo la nostra mentalità umana anche nel cristianesimo, e quindi il cristianesimo diventa un mezzo attraverso cui noi cerchiamo sempre i primi posti: magari i primi posti del giudizio degli altri, i primi posti nella benevolenza della società. Cioè, ci serviamo di Gesù Cristo più che servire Gesù Cristo.

Gesù, con un’infinita pazienza, cerca di spiegare a questi discepoli che, in realtà, essere cristiani significa scegliere esattamente l’ultimo posto, non il primo. Non è quello di comandare, ma è quello di servire. Questa è la logica che insegna Gesù. Questo, tradotto praticamente nelle nostre giornate, nella nostra vita, significa che, quando tu vivi con questa mentalità totalmente cambiata, totalmente convertita che ti dona Gesù, la tua prima preoccupazione non è più te stesso, ma chi hai davanti a te.

Ti svegli la mattina con il desiderio profondo di rendere felice qualcuno intorno a te, di vivere bene ciò che c’è intorno a te, di vivere appassionatamente il tuo lavoro. Non di usare il tuo lavoro per essere felice, o di usare la donna che ami per essere felice, o di usare i tuoi amici per essere felice. Apparentemente sembra un’operazione molto innocua, ma in realtà dietro tutto questo c’è questa mentalità di voler prevedere, di usare gli altri a scopo della nostra felicità.

Gesù dice di fare esattamente il contrario: vuoi essere felice? Devi rendere felici tutti gli altri. Per questo devi metterti sempre in una posizione di servizio. Qualsiasi cosa che tu hai dentro la tua vita, qualsiasi cosa che fai, deve avere il coraggio di viverla come un servizio. Cioè, di viverla con la preoccupazione per qualcuno, con la preoccupazione di qualcosa che è diverso dal tuo “io”.

E quando tu non porti più da mangiare al tuo “io”, a questo faraone che molto spesso trasforma il nostro egoismo in qualcosa di insopportabile, è lì che comincia la gioia. È lì che comincia davvero il cantiere della nostra felicità, quando usciamo fuori dalla schiavitù dell’Egitto del nostro “io” e andiamo incontro alla terra promessa degli altri.

Fonte: cercoiltuovolto.it



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