Io sono la vite voi i tralci

05/05/2021

MERCOLEDÌ DELLA V SETTIMANA DI PASQUA


Sant’ Angelo da Gerusalemme

Nato a Gerusalemme, da un parto gemellare, Angelo fu ebreo non soltanto di razza, ma anche di religione, finché la madre, convertendosi al Cristianesimo, non portò alla fede anche i due figli gemelli..

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Martire, carmelitano



Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)

Dio ti benedica !

VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15, 1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


PAROLE DEL SANTO PADRE

I tralci non sono autosufficienti, ma dipendono totalmente dalla vite, in cui si trova la sorgente della loro vita. Così è per noi cristiani. Innestati con il Battesimo in Cristo, abbiamo ricevuto da Lui gratuitamente il dono della vita nuova; e possiamo restare in comunione vitale con Cristo. (Regina Coeli, 3 maggio 2015)

Fonte: vaticannews.va


COMMENTO DON LUIGI MARIA EPICOCO

Fecondità

“Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto”.

Una lettura attenta di questo brano del Vangelo di oggi ci dice chiaramente che non dobbiamo pensare che la prova della nostra fede risiede in quanto siamo capaci di farla franca dai tagli che la vita sovente ci impone. La prova vera è che cosa ne sarà di noi dopo essere passati al taglio delle circostanze. Infatti il Vangelo ci insegna che le circostanze avverse possono distruggerci o farci passare da una logica dell’apparenza (le sole foglie) a quella della sostanza (portare frutto). La fecondità della vita di una persona molte volte è frutto delle diverse prove e sofferenze che ha dovuto affrontare. In questo senso non dobbiamo passare la vita cercando solo di evitare le cose difficili, dobbiamo premurare di domandarci se siamo o no aggrappati seriamente a Cristo:

“Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”.

Solitamente però in noi accade che la sofferenza ci isola, ci rinchiude in noi stessi, ci separa da tutto e da tutti, Dio compreso. L’arma che ci dà la fede è combattere la tentazione di chiuderci lì dove più soffriamo. E la prima maniera è non rinunciare a comunicare, a consegnarsi a qualcuno. 

La comunicazione è il primo modo per non rompere la comunione con Cristo. La vera domanda però è se nella vita esiste qualcuno che sia disposto ad ascoltarci sul serio. Forse è questa la vera preghiera che dobbiamo fare oggi, mossi dalla convinzione che Gesù stesso ci consegna alla fine del racconto di oggi:

“Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”.


“Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”

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