VANGELO DEL GIORNO

Vangelo del Giorno 30 maggio 2025



Commento di Don Flavio Valeri – Parrocchia Sacro Cuore – Viterbo

Vangelo del Giorno

Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)


Dio ti benedica !



VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,20-23a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Parola del Signore



COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

“La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo”.

La suggestiva immagine che Gesù usa per spiegare il significato del dolore dei discepoli, illumina, per quanto possibile, l’insondabile abisso che si spalanca davanti a noi nell’ora del dolore.

Infatti, paragonando il dolore dei discepoli a quello di una madre che sta per partorire, Gesù collega la sofferenza a un motivo che non soltanto fa valere la pena di quel dolore, ma che diventa esso stesso il modo attraverso cui superarlo.

Infatti un dolore è insopportabile quando lo percepiamo senza motivo. È il motivo ciò che ci fa reggere anche la fatica di qualcosa.

Quando noi perdiamo il senso ogni cosa diventa assurda e quindi invivibile, insopportabile.

Il dolore di una madre che partorisce non è mai dolore assurdo, ma è dolore carico di significato, e questo significato viene dal figlio stesso.

Potremmo quasi dire che una madre affronta quel dolore “per amore” del figlio.

Nella nostra vita a volte manca il “per amore” per cui le cose non scadano nell’assurdo e quindi nell’insopportabile.

La venuta di Gesù è quell’evento che ci dà un “per amore” per cui non far diventare mai la vita insopportabile.

Infatti non di rado siamo costretti a vivere cose che ci appaiono come vuote, prive di senso, assurde: la morte di un figlio, la perdita di un lavoro, l’esperienza amara di un tradimento, l’esperienza del fallimento.

Gesù riempie di significato queste cose non perché le spiega o perché le giustifica, ma perché ci dice: ‘vivi e affronta questo per amore mio, e io ti prometto che queste cose non saranno l’ultima parola’.

È qui che comincia o cade il cristianesimo.

Infatti potremmo dire che è tutta un’invenzione per farci piacere ciò che non ci piace, o che è tutto vero fino al punto che tutto sia davvero possibile.

Chi ha fede scommette su questa speranza. Senza questa scommessa è già tutto perduto.

Fonte: cercoiltuovolto.it



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