La zizzania

24/07/2021

SABATO DELLA XVI SETTIMANA DI TEMPO ORDINARIO

Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)

Dio ti benedica !


Santi

Santa Cristina di Bolsena

San Charbel Makhluf

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VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,24-30

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.

Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.

E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».


PAROLE DEL SANTO PADRE

Il Vangelo di oggi presenta due modi di agire e di abitare la storia: da una parte, lo sguardo del padrone, che vede lontano; dall’altra, lo sguardo dei servi, che vedono il problema.

Ai servi sta a cuore un campo senza erbacce, al padrone sta a cuore il buon grano. Il Signore ci invita ad assumere il suo stesso sguardo, quello che si fissa sul buon grano, che sa custodirlo anche tra le erbacce.

Non collabora bene con Dio chi si mette a caccia dei limiti e dei difetti degli altri, ma piuttosto chi sa riconoscere il bene che cresce silenziosamente nel campo della Chiesa e della storia, coltivandolo fino alla maturazione. (Papa Francesco, Angelus del 19 luglio 2020)

Fonte: vaticannews.va


COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

Avere pazienza

“Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò”.

Tutti noi ci sforziamo di vivere la nostra vita prendendone il meglio e anche quando mettiamo tutte le nostre forze al servizio del bene accade una cosa che non dobbiamo dimenticare: il male fa la sua comparsa in maniera a noi misteriosa. Cosa bisogna però fare quando ciò accade? È la stessa domanda dei servi della parabola di oggi:

“Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo?

Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?”.

Sembra la cosa più logica: mettersi a togliere il male dalle cose. Ma la verità è un’altra, e ce la racconta la saggezza del padrone:

“No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. 

Certe volte animati dalla voglia di togliere il male dalle cose, togliamo anche il bene. E la voglia di sterminare ciò che non va ci fa sacrificare anche ciò che va. Il primo grande modo per combattere il male è avere pazienza. È saperlo mettere in minoranza. È accettare che ci sia. È confidare che solo il Signore alla fine farà piazza pulita.

Combattere il male significa ammettere che c’è, chiamarlo per nome, dirlo ad alta voce. Ma allo stesso tempo non avere troppa fretta di trovare una cura che nel tentativo di curare la malattia uccida anche il paziente.

Questa pazienza è la prima vera manifestazione della forza del bene. Il male è impaziente, il bene sa attendere il tempo opportuno.

Chi si agita fa danni, chi riesce a non farsi prendere dal panico alla fine vince.   

“ No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano ”

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