Vogliamo vedere un segno



Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)


Dio ti benedica !



VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 12,38-42

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Parola del Signore.



COMMENTO DI DON LUIGI MARIA

Una relazione affidabile

«Maestro, da te vogliamo vedere un segno». 

Potremmo tradurre questa richiesta in maniera ancora più sintetica:

“Convincici!”.

Ma se la fede fosse un’opera di convincimento dovremmo temere molto perché nel momento in cui vacillasse la convinzione vacillerebbe anche la fede. Mentre la fede non è un ragionamento convincente bensì una relazione affidabile. Una relazione che rimane anche quando tutto vacilla e i concetti, i ragionamenti, e le circostanze mettono in discussione tutto. I segni finiscono, e se la nostra fede si basasse sui segni finirebbe anch’essa. Infatti quando Gesù sarà arrestato la maggior parte di chi lo seguiva scapperà, e sotto la croce ci sarà solo un manipolo di donne e Giovanni, il più piccolo degli apostoli.

“Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra”.

L’unico segno che Gesù profetizza è quello della Sua sepoltura e della Sua resurrezione. Ma quanti davanti a quel sepolcro sigillato andarono via? Solo chi è rimasto lì anche quando tutto sembrava perduto ha potuto fare esperienza della resurrezione. Per questo non dobbiamo avere paura delle crisi di fede. Esse si affrontano con la fedeltà e non con la fuga. Non dobbiamo pensare che siccome i ragionamenti vacillano allora è venuta meno anche la nostra relazione con il Signore.

Egli rimane vero anche quando a noi sembra il contrario. Questa memoria ci salva la vita. In questo senso tutti i più grandi santi hanno fatto esperienza di questa prova. La teologia spirituale chiama questo momento “la notte oscura”, ed è proprio attraverso questa notte che si arriva al mattino di Pasqua.

Non dobbiamo chiedere al Signore di darci sempre ciò che a noi sembra utile, ma di darci ciò che è veramente utile per noi anche quando questo non coincide con le nostre aspettative.

Fonte : nellaparola.it



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