Il servo guarito



Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)


Dio ti benedica !



VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,1-10

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Parola del Signore.



COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

Una fede che non cerca segni

Raramente nel Vangelo si incontrano personaggi davanti ai quali Gesù rimane particolarmente colpito, forse perché è più facile approcciarsi con paura, dubbio, insicurezza o religiosità tradizionale al mistero della sua buona notizia che invece con un atteggiamento di amore fiducioso.  Nel vangelo di oggi Gesù incrocia la fede di un centurione romano che pare avere una fiducia tale nei suoi confronti che gli fa dire espressamente:

“Signore fai ciò che pensi essere il meglio, e fallo senza nemmeno che ce ne accorgiamo”.

Infatti Gesù, allertato della presenza di un malato a casa di questo centurione, si stava già recando lì per guarirlo:

“Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: ‘Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito’”.

Ecco una fede che non cerca segni, conferme, rassicurazioni. Ecco una fede che si fida al punto di dire a Gesù:

“Non sono nemmeno degno che tu venga, basta che tu lo dica, che tu lo voglia, e sono certo che tutto cambierà”.

Gesù, per quest’uomo, riserva uno dei complimenti più belli del Vangelo:

«Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».

La pericolosità del contrario sta in un fatto molto semplice: una fede che cerca costantemente dei segni è destinata a durare tanto quanto il segno. Ma la fede non è la somma di segni straordinari, ma una fiducia in Qualcuno che non di rado non dà nessun segno e chiede solo di continuare a fidarci di Lui. Anche Gesù è passato attraverso l’assenza di segni e di rassicurazioni. Sulla Croce Gesù si è sentito abbandonato, solo, eppure ha continuato a fidarsi. 

Credere è aver fede proprio in assenza di segni, quando ci si sente atei e invece si sta diventando credenti. Questo potrebbe scandalizzarci, ma non dobbiamo preoccuparci perché anche i contemporanei di Gesù si scandalizzarono per questo.

Fonte: nellaparola.it



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