VANGELO DEL GIORNO

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Come lo accoglie un bambino



Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)


Dio ti benedica !



VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore



COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

Nessuno si sognerebbe mai di dare da mangiare a un bambino neonato un piatto di pasta al forno; e allo stesso tempo credo che ci verrebbe da ridere se un adulto continuasse a mangiare gli omogeneizzati. Credo che questo sia il senso delle parole che Gesù usa nel Vangelo di questa domenica.

Vuol dire che ciascuna delle nostre vite, ciascuna delle stagioni delle nostre vite, sono proporzionate a quello che viviamo e a quello che sentiamo. Per la durezza del vostro cuore, dice Gesù, Mosè gli ha dato quelle regole. Quasi a dire che persino Dio usa una misura diversa in base a quanto non riusciamo a sopportare.

E tutto questo discorso vien fuori su una grandissima discussione, che Gesù sta tenendo in base all’argomento della famiglia e del matrimonio. Io credo che la sintesi di tutto questo sia esattamente quello che stiamo vivendo anche nella nostra società contemporanea.

Quando un ragazzo a 15 anni si innamora di una ragazza, le motivazioni che lo portano a innamorarsi sono molto mescolate con il proprio apparato emotivo. C’è sempre una grande mescolanza di emozioni e di ormoni.

Io non so quanta libertà abbia un bambino di 15 anni nello scegliere l’amore, però in una fase della sua vita è giusto che la viva così. Diventa un problema quando un uomo ha 40 anni e continua ad avere lo stesso metro di giudizio di quando aveva 15 anni. Questo è inaccettabile: avere paura, a 40 anni, di prendere delle scelte importanti della propria vita e di confondere ancora l’attrazione con l’amore.

Questo diventa un problema serio perché una persona di 40 anni non può accettare, in nome della libertà di tutti, di essere ostaggio semplicemente delle emozioni o dei propri ormoni.

Io credo che il discorso sul divorzio, il discorso sul fatto che qualcuno abbia il coraggio di scegliere qualcun altro in maniera definitiva, senza per forza avere psicologicamente un’uscita di sicurezza per salvarsi da questa definitività, venga soprattutto da una crescita che noi dobbiamo pretendere dentro la nostra vita.

Ci sono tantissimi problemi per cui, in una famiglia, si arriva a vivere situazioni in cui non si riesce più a uscire. Ma molto spesso il nostro problema è un problema di crescita personale. Abbiamo paura di questa parola definitiva, di dire “per sempre”, io ti amerò a qualcuno semplicemente perché continuiamo ad avere una mentalità infantile, di quando eravamo adolescenti.

Gesù chiede innanzitutto questo: non abbassare mai il proprio ideale, di avere un grande ideale della propria vita e della propria vocazione, ma allo stesso tempo di aprire gli occhi e dire che se sono grande devo ragionare da grande. Non posso continuare ad avere un metro di giudizio di quando ero piccolo.

Senza questa crescita, senza questo salto in avanti, senza questa consapevolezza, rischiamo di creare un grande divario tra ciò che vorremmo per la nostra vita fosse e ciò che siamo in grado di offrire attraverso la nostra esistenza.

Crescere significa adeguare il nostro cuore e la nostra mente a quello che siamo in questo momento. E Gesù non è uno che ama metterci i paletti, è uno che ama ricordarci che siamo chiamati a cose più grandi di quelle che tante volte viviamo.

Fonte: cercoiltuovolto.it



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