Di’ soltanto una parola

26/06/2021

SABATO DELLA XII SETTIMANA DI TEMPO ORDINARIO

Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)

Dio ti benedica !


San Josemaria Escrivá de Balaguer

Monsignor Josemaria Escrivà de Balaguer y Albàs nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Ricevette l’ordinazione sacerdotale a Saragozza il 28 marzo 1925.

II 14 febbraio 1930, Mons. Josemaria Escrivà fondava la Sezione Femminile dell’Opus Dei e il 14 febbraio del 1943, in seno all’Opus Dei, la Società Sacerdotale della Santa Croce…

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Sacerdote, Fondatore dell’Opus Dei



VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 8, 15-17

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti».

E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.

Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.


PAROLE DEL SANTO PADRE

Forse il riconoscimento più commovente della povertà della nostra preghiera è fiorito sulle labbra di quel centurione romano che un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato.

Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito».

È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica. Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi “zoppichiamo” con ogni parola e ogni pensiero…

Però Gesù è la porta che ci apre a questo dialogo con Dio. (Udienza generale, 3 marzo 2021)

Fonte: vaticannews.va


COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

Umiltà e fiducia

“Gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò»”. Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò»”.

Sembra un miracolo di routine infatti non è la prima volta che Gesù compie un miracolo, ma la cosa sconvolgente del racconto non è tanto la guarigione ma la fede di chi domanda. In lui umiltà e fiducia diventano un binomio sconvolgente tanto da suscitare la meraviglia di Gesù:

“Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!”.

Infatti quest’uomo da una parte si sente indegno di far entrare Gesù nella sua casa, ma allo stesso tempo questa consapevolezza non gli impedisce di credere di essere esaudito. In noi c’è o la presunzione o l’umiltà che sfocia in frustrazione. Tutti dobbiamo avere sempre memoria della nostra miseria ma allo stesso tempo non dobbiamo pensare che quella miseria sia un impedimento alla potenza di Gesù.  La giornata per Gesù però non è ancora finita anzi è appena iniziata:

“Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò”.

Vedere, toccare, guarire sembrano il controcanto al miracolo precedente in cui Gesù non ha visto, e non ha toccato ma ha ugualmente guarito. Guarire nel Vangelo significa sentirsi amati con questa cura. E quando trovi qualcuno che ti ama accorgendosi di te, di quello che stai soffrendo, di quello che stai vivendo, di quello che stai chiedendo, allora la guarigione è già compiuta perché la cosa peggiore di chi sta male non è il male che soffre e basta, ma non trovare nessuno disposto ad accoglierlo, ad ascoltarlo, a fargli spazio. 

Nell’esperienza della fede a volte si vede e si sperimenta la Grazia, altre volte tutto rimane nascosto ma la Grazia agisce ugualmente. Sapere che in maniera visibile o invisibile l’amore di Dio è con noi, ci consola molto.  

“Va’, avvenga per te come hai creduto.”

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