VANGELO DEL GIORNO – SS. TIMÒTEO E TITO VESCOVI

26/01/2021

Dio ti benedica !

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VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Questa richiesta di Gesù è sempre valida. Sempre dobbiamo pregare il “padrone della messe”, cioè Dio Padre, perché mandi operai a lavorare nel suo campo che è il mondo. E ciascuno di noi lo deve fare con cuore aperto, con un atteggiamento missionario; la nostra preghiera non dev’essere limitata solo ai nostri bisogni, alle nostre necessità: una preghiera è veramente cristiana se ha anche una dimensione universale. (Angelus, 7 luglio 2019)

Commento

 “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”.

Il nostro “si”

Così inizia il Vangelo nella memoria dei Santi Timoteo e Tito. Questa seconda generazione di evangelizzatori è il chiaro frutto della richiesta di operai della messe. Da Gesù in poi, il mondo è un campo immenso che esige il sì di molti affinché venga evangelizzato. Gesù che potrebbe arrivare ad ogni uomo senza di noi, ha deciso di non farlo senza di noi. In questo senso la nostra preghiera è anche una grande memoria di quanto dovremmo noi imparare a dire il nostro sì qualunque cosa stiamo facendo e in qualunque stato di vita stiamo vivendo. Gli operai della messe non sono solo i preti, ma ogni battezzato che decide di non vivere più in maniera supina il proprio battesimo. Ma per far questo serve liberarsi di visioni romantiche e assumere un sano realismo:

Come agnelli in mezzo ai lupi

“Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi”.

La vera testimonianza

Vivere seriamente la testimonianza battesimale significa capire che il mondo è fatto di lupi e noi siamo come degli agnelli davanti ad essi. Questa percezione di inadeguatezza non deve bloccarci ma farci ricordare che la nostra forza non è nelle nostre capacità, ma in una forza che viene dall’alto. Ad esempio se io mi convincessi che le mie forze possono bastare ad essere un buon prete allora sarei un illuso. Io da solo sono buono a fare danni, ma io con l’aiuto di Dio posso combinare anche qualcosa di buono. Lo stesso discorso è vero per qualunque vocazione. Chi vive così vive annunciando il Vangelo con la propria vita e nel proprio stato di vita. Ma deve anche essere disposto ad accettare che non tutti accoglieranno la nostra vita e il nostro modo di vivere. Gesù non ci ha promesso simpatia da parte di tutti, ci ha chiesto solo di testimoniarlo senza prendercela in caso contrario.

“Una forza che viene dall’alto” Luigi Maria Epicoco

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