Il mio giogo

15/07/2021

GIOVEDÌ DELLA XV SETTIMANA DI TEMPO ORDINARIO

Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)

Dio ti benedica !


San Bonaventura

Nell’anno 1221 nasceva in Bagnoregio (Lazio) San Bonaventura che al fonte battesimale fu chiamato Giovanni. Essendosi ammalato gravemente all’età di quattro anni, la mamma lo raccomandò a S. Francesco..

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Vescovo e dottore della Chiesa



VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse: 

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


PAROLE DEL SANTO PADRE

Il giogo che i poveri e gli oppressi portano è lo stesso giogo che Lui ha portato prima di loro: per questo è un giogo leggero.

Egli si è caricato sulle spalle i dolori e i peccati dell’intera umanità. Per il discepolo, dunque, ricevere il giogo di Gesù significa ricevere la sua rivelazione e accoglierla: in Lui la misericordia di Dio si è fatta carico delle povertà degli uomini, donando così a tutti la possibilità della salvezza.

Ma perché Gesù è capace di dire queste cose? Perché Lui si è fatto tutto a tutti, vicino a tutti, ai più poveri! (Papa Francesco, Udienza Generale del 14 settembre 2016)

Fonte: vaticannews.va


COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

Prendere a cuore

In un mondo pieno di parole e di complicate spiegazioni a volte abbiamo bisogno semplicemente che qualcuno ci prenda a cuore. Il Vangelo di oggi sembra fare proprio questo:

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”.

Chi più di Lui sa guardare nel nostro cuore e sa accorgersi che delle volte è abitato da una immensa stanchezza. Con tutta la buona volontà che possiamo metterci dobbiamo però accettare che nella vita non basta la buona volontà. Ci si può esaurire, non avere più le forze, le motivazioni, la speranza. Sono quei momenti in cui non abbiamo bisogno di un’altra predica ma solo di una spalla. Gesù ci offre la sua spalla come il luogo decisivo dove tutto può cambiare. Finchè la fede non diventa esperienza viva di questo consegnarsi e lasciarsi portare da Lui, allora anche la fede può diventare una delle tante cose da fare della vita.

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

Ecco dov’è il segreto: sapere che non siamo soli con le nostre croci, e quando non ne possiamo più Lui invece può ancora e ci porta misteriosamente. È sapere questo che ci rende miti e umili, perchè la mitezza è possibile solo per coloro che smettono di difendersi e l’umiltà è possibile solo per coloro che hanno smesso di confidare in se stessi. La Sua presenza ci fa abbassare le difese e ci dispone alla fiducia. 

Oggi il Vangelo ci insegna che la via più difficile per ognuno di noi in realtà coincide con la cosa più semplice che si dovrebbe fare, e cioè salire in braccio a Lui. Sembra che da quando siamo adulti non sappiamo più come si faccia. Eppure se a un uomo bastassero le idee, allora basterebbe un libro a salvarlo.

Ma un uomo ha bisogno di fatti, e finchè non ci sono i fatti anche l’idea migliore non è per niente d’aiuto.

Gesù si è incarnato, è venuto al mondo per donare a ciascuno di noi la concretezza di un’esperienza.

“Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

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