II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Davvero tu sei Figlio di Dio!



Lampada per miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino

(Salmo 118)


Dio ti benedica !



VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore.



COMMENTO DI DON LUIGI MARIA EPICOCO

“La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura”.

La terra rappresenta sempre il luogo delle certezze. Molte volte nella vita vengono a mancare quelle certezze umane che tanto cerchiamo per andare avanti. In loro mancanza la nostra vita sembra essere piena di una strana agitazione, ansia, paura. Eppure in mezzo alla fatica, al senso di spaesamento e al buio, Gesù si fa spazio camminando sopra tutto ciò che ci impedisce di approdare.

La nostra reazione? Lo spavento, la paura, le urla. E questo per un motivo molto semplice: noi desideriamo cambiamenti, ma quando essi arrivano ci spaventano. E poco importa se siamo audaci come Pietro:

“«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù”. Basta poco per affondare: “Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»”.

Siamo sempre divisi tra il credere a Gesù e il credere alle nostre paure. Ma è come se il vangelo di oggi ci volesse dire che il problema non è se Dio ci ascolta, ma se noi ci crediamo davvero, o preferiamo invece il déjà vu delle nostre paure. In fondo per quanto le odiamo, almeno loro le conosciamo.

Gesù invece è la novità, è la misteriosa alternativa alle nostre paure.

Fonte: cercoiltuovolto.it


“Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare”.

Tutti abbiamo bisogno di prenderci del tempo per noi. Non è egoismo, è umiltà. Infatti prendersi del tempo per pregare non significa farsi i fatti propri a discapito degli altri, ma significa portare di nuovo ossigeno in tutto ciò che facciamo e che viviamo.

Se una persona non si prendesse un tempo per la propria interiorità, chi ne farebbe le spese sarebbero le persone che gli vivono accanto. Se una coppia non si prendesse del tempo per essere coppia, alla fine scoppierebbe. Se degli amici non si prendessero del tempo per condividere diventerebbero solo conoscenti. Se una persona arrabbiata e stressata non si prendesse del tempo per sbollire, agirebbe solo per reazione e quindi si farebbe e farebbe del male.

Tutto questo è la preghiera: prendersi del tempo per lasciare che lo Spirito riporti ossigeno lì dove c’è aria consumata. Anche Gesù ne aveva bisogno, e se Lui ne aveva bisogno quanto siamo presuntuosi noi per dire che ne possiamo fare a meno? Chi fa a meno della preghiera, cioè di questo tempo preso appositamente per respirare, molto spesso muore interiormente e nemmeno se ne rende conto.

Gesù prega, ed è questo che lo aiuta a non affondare:

“Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare”.

E questa cosa è talmente nuova e rivoluzionaria che i discepoli invece di esserne entusiasti ne sono spaventati:

“Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»”.

Ma qual è la cosa più bella di tutta questa storia? Che anche noi possiamo smettere di affondare, e tutto questo solo se tornassimo seriamente a pregare e a fidarci:

“Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»”.

È una domanda rivolta a ognuno di noi: perché non ti fidi? Perché non preghi? Perché non credi che Gesù è più vero delle tempeste che stai affrontando?

Fonte: pagina ufficiale Facebook



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