Dal Tabor alla quotidianità

Oggi, nel silenzio avvolgente della chiesa parrocchiale, rischiarata dalla presenza del Santissimo Sacramento, ho provato a spogliarmi dei filtri, delle preghiere imparate a memoria e del rumore dei miei pensieri, provando a stare lì, con la semplicità dei bambini.. con il cuore in ascolto.

Silenzio.. e poi sono arrivate delle immagini che parlavano più delle parole. Una carrellata di ricordi in cui, la presenza discreta del Signore si è palesata come un filo d’oro mai interrotto. È stata la mia personale esperienza del Monte Tabor.

Il Tabor e la Quaresima: una sosta per il viaggio

Il Vangelo della Trasfigurazione, che spesso meditiamo nel cammino quaresimale, e che proprio la sera prima avevamo meditato nella Lectio, ci racconta di una luce straordinaria che investe l’ordinario. Ma il Tabor non è una meta finale; in un certo senso, in un era tecnologica, la definirei come una “ricarica” per affrontare la pianura. Proprio come Pietro, avrei voluto dire: “Signore, è bello per noi stare qui”, fermare il tempo in quell’adorazione perfetta. Invece, la voce del Padre ci invita a fare altro: “Ascoltatelo”.

L’ascolto non avviene solo sul monte, ma nel rumore del mondo.

Il mio “passaggio”: tre anni di deserto e di grazia

Tre anni fa ho fatto una scelta che molti definirebbero folle: ho lasciato un lavoro sicuro e ben retribuito. Sentivo che la mia vita stava perdendo il sapore. Questi tre anni dedicati al sociale, sono stati il mio “tempo del deserto” e della scoperta. Mi sono sporcato le mani, mi sono lasciato toccare dalla fragilità degli altri, credo abbiano lasciato un segno indelebile.

Finalmente in questo “tempo prezioso”, ho trovato il coraggio di investire su me stesso, iscrivendomi a “Scienze dell’Educazione“. In questo spazio, il Signore non mi ha parlato con i tuoni, ma la sua “Parola” è giunta a me, anche attraverso gli occhi di chi ho incontrato, le persone che mi sono state vicine, tanti amici e conoscenti che mi hanno aiutato e attraverso la fatica gioiosa dello studio.

Tornare dove tutto è iniziato, ma con un cuore nuovo

Oggi la vita mi chiama a un nuovo passaggio: ho deciso di accettare un’ offerta nel campo in cui ho lavorato per tanti anni, ma oggi con un ruolo diverso. Potrebbe sembrare un ritorno al punto di partenza, ma non lo è. Come gli apostoli che scendono dal Tabor, torno alla quotidianità dell’ordinario, ma con una consapevolezza trasformata.

Non porto con me solo un contratto, ma l’esperienza di Dio vissuta nello “straordinario” della solidarietà e della formazione. Quello che ho imparato nel sociale e sui libri non rimarrà chiuso in un cassetto: diventerà il mio modo di stare in ufficio, di relazionarmi con i colleghi al telefono, di vivere il lavoro non più solo come profitto, ma come servizio e testimonianza.

Conclusione: la nostalgia che si fa missione

La nostalgia che ho provato oggi davanti all’Eucaristia non è tristezza per ciò che è passato, ma la scintilla che mi serve per accendere il futuro. La Quaresima ci insegna che si passa per il Tabor per avere la forza di attraversare la Croce e giungere alla Resurrezione.

Vivere l’ordinario in modo straordinario significa proprio questo: non smettere di cercare quel silenzio discreto di Dio anche tra le mail, le scadenze e la frenesia di ogni giorno.