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Don Tonino Bello

La novena di Natale, che inizia il 16 dicembre e si conclude il 24 dicembre, pur non essendo “preghiera ufficiale” della Chiesa, è un’antichissima tradizione e costituisce un momento molto significativo nella vita delle comunitĂ  cristiane permettendo di approfondire il mistero dell’incarnazione del Verbo e di celebrare con gioia la solennitĂ  del Santo Natale.
In questo cammino spirituale ci faremo guidare ogni giorno da una breve meditazione di don Tonino Bello.

1° giorno – ANDIAMO FINO A BETLEMME

“Il Viaggio è lungo. 

Molto piĂą lungo di quanto non sia stato per i pastori ai quali bastò abbassarsi sulle orecchie avvampate dalla brace il copricapo di lana, allacciarsi alle gambe i veli di pecora, impugnare il vincastro, e scendere giĂą per le gole di Giudea. 

Per noi ci vuole molto di piĂą che mezz’ora di strada. Dobbiamo valiare il pendio di una civiltĂ  che, pur qualificandosi cristiana, stenta a trovare l’antico tratturo che la congiunge alla sua ricchissima sorgente: la capanna povera di GesĂą. 

Dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza, le lusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostre conquiste.”


2° giorno – VIVERE PROTESI VERSO IL FUTURO

“La nascita di GesĂą avviene all’interno di una costellazione di fatti incredibili, al di fuori di ogni logica umana, dove piuttosto la regola è nell’eccezionalitĂ  dell’evento come manifestazione dell’imprevedibilitĂ  di Dio, della diversitĂ  del suo amore. E non si tratta solo del concepimento verginale di Maria. Altrettanto imprevedibile è l’atteggiamento di Giuseppe che non ripudia la donna da cui attendeva un figlio senza averla amata. Dio si manifesta attraverso i processi della discontinuitĂ , che è una continuitĂ  secondo lo Spirito. Al culmine dell’Avvento, obbedire allo Spirito significa, per Giuseppe, rivedere un progetto di vita familiare giĂ  curato nei minimi particolari. E per Maria vuol dire rischiare la solitudine, l’abbandono, prestare il corpo e la mente, come fossero luogo d’incontro di un futuro che viene come mutamento imprevedibile. 

Promuovere l’Avvento è optare per l’inedito, accogliere la diversitĂ  come gemma di un fiore nuovo. Come primizia di un tempo nuovo. 

C’è una storia, una continuità secondo ragione, che è il “futurum”, e una continuità secondo lo Spirito che è “ l’ad-ventus”, il totalmente nuovo, il futuro che viene come mutamento imprevedibile.”


3° giorno – ANDIAMO PER DIRE CON MARIA “ ECCOMI

“Santa Maria, vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perchĂ© le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Se oggi non sappiamo attendere piĂą, è perchĂ© siamo a corto di speranza. Ci sentiamo piĂą figli del crepuscolo che profeti dell’avvento. 

Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. 

Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. 

Rendici, perciò, ministri dell’attesa. E il Signore che viene, Vergine dell’avvento, ci sorprenda anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano.”


4° giorno – ANDIAMO A PIEDI NUDI

“Tutti dobbiamo essere missionari, andare per la cittĂ  e annunciare parole di liberazione, di giustizia, di pace per tutti, mettendo alle strette coloro che si rendono responsabili dell’ingiustizia che si manifesta sulla terra. 

Anche tu, a evangelizzare il mondo! 

Egli vuole che dovunque vada, ovunque tu esprima il buon profumo di Cristo e che ti lasci scavare l’anima dalle lacrime dei poveri, di coloro che soffrono e interpreti la vita come dono e non come peso; che ti lasci scompaginare l’esistenza e ti decida finalmente a camminare sulle strade del mondo come operatore di giustizia e di pace”.

5° giorno – ANDIAMO VERSO LA “CARA CITTÀ”

“Cara cittĂ , vorrei affidare a ben altro che a un foglio il mio augurio di buon Natale per te. Vorrei, se mi fosse concesso, lasciare nella mezzanotte il trasognato rapimento della liturgia, e aggirarmi per le tue strade, e bussare a tutte le porte, e suonare a tutti i campanelli, e parlare a tutti i citofoni, e dare una voce sotto ogni finestra illuminata, e dire a ognuno: Non scoraggiarti, è nata la speranza! 

Vorrei recarmi sul litorale, dove il mare è piĂą buio, e affidare al concerto della risacca frammenti di antichi ritornelli pastorali perchè le onde brontolando li portino lontano: E’ nato il redentore. 

Vorrei stringere la mano di tutti, dei bambini e dei grandi, dei ricchi e dei poveri, e fissare gli occhi della gente, e ripetere a ognuno che se la tregua santa del Natale si allargasse a tutti i 365 giorni dell’anno, la vita sulla terra sarebbe piĂą bella: senza sfruttamenti, senza famiglie divise, senza cuori delusi, senza disoccupati, senza infelici, senza tragiche solitudini. 

Vorrei poter disegnare la mappa delle sofferenze più atroci della città, e individuare le disperazioni più crude, e isolare la fontana delle lacrime più amare, e prendere per mano chi non sa che farsene di questo Natale, e condurlo con me nella cattedrale. E lì, nel silenzio della navata rimasta deserta dopo il tripudio d’incenso, indicargli una capanna, e nella capanna un bimbo, e dirgli che proprio da lì è sgorgato il rigagnolo della santa allegrezza. Destinato a divenire torrente e poi fiume e poi oceano”.


6° giorno – ANDIAMO PER CONDIVIDERE LA NOSTRA CASA CON I POVERI

“Gli auguri di Buon Natale stavolta sono accompagnati da una bella notizia. Giuseppe e Maria, in giro qui da noi e alla ricerca di un albergo dove far nascere GesĂą, hanno trovato ospitalitĂ . Finalmente quest’anno il Natale non ci parla di porte sbattute in faccia, di rifiuti egoistici, di indifferenze agghiaccianti. Ma che cosa è successo di così importante da determinare questo colpo di grazia, che visto dal di fuori avrebbe tutti i numeri per apparire anche un colpo di scena? 

A parte gli sfrattati, i tossicodipendenti e i marocchini, ci sono situazioni penosissime di persone che non hanno dove poggiarsi una notte. Non abbiamo una casa di accoglienza che risponda a un minimo di pressanti esigenze. Non abbiamo una cattedrale della caritĂ  dove strutturare un osservatorio permanente dei problemi dell’uomo in sofferenza, e dove questi stessi problemi vengano affrontati e risolti non solo con i pannoloni caldi dell’assistenzialismo ambulatoriale, ma anche con uno studio organico che vada alle radici del male e ne prevenga le funeste esposizioni. 

Finalmente una porta si è aperta. Le suore hanno risposto all’appello e hanno offerto alla diocesi una notevole porzione della casa perchĂ© si traducano nei segni dell’accoglienza le speranze dei piĂą poveri. Auguri a tutti. Il Natale vi porti la pace interiore e un desiderio incontenibile di divenire piĂą umani. Che significa poi: romperla con l’egoismo, riscoprirsi nel petto un cuore di carne e vivere un’esistenza”.

7° giorno – ANDIAMO PER RICERCARE L’ALTRO NEL VOLTO

“La pace è soprattutto etica del volto. Un volto da scoprire, un volto da contemplare, un volto da accarezzare: quanto sarebbe bello che noi credenti riscoprissimo questi segni nel Verbo! Questa è la pace: ricerca del volto! 

Il volto dell’uomo con la sua individualitĂ , con la sua esplosiva ricchezza spirituale, con la sua irripetibile valenza. Non solo il volto di noi bianchi, ma anche quello dei fratelli del Marocco, della Tanzania, di tutti i paesi abbandonati, che non ricordiamo piĂą. Volti unici, irripetibili. 

Ricerca del volto, non della maschera. 

Quando riesci a guardare un uomo negli occhi, capisci che è tuo fratello; e quando guardi una donna negli occhi, riesci a intuire che è tua sorella. Se non fai così, è ancora notte, anche se il sole è alto nel cielo”.


8° giorno – ANDIAMO PER LA PACE, PER LA FEDE

“Io, almeno, quella permanenza a Sarajevo, l’ho sperimentata così: come trasfigurazione del mistero del Natale. Dei nostri Natali, a dire il vero, c’erano tutti gli ingredienti. Le grotte, ma nelle case sventrate. Gli alberi, ma stroncati e senza stelle filanti. Le comete, ma instancabili sulla capanna perchè affidate al fuoco delle granate. I botti e gli spari, ma piĂą pericolosi. I pastori costituiti dalla gente che ci è venuta incontro, ma senza dono di formaggi e di capretti. C’erano anche gli angeli che proclamavano la pace in terra agli uomini, ma erano angeli senza ali, che al nostro passaggio per le strade di Sarajevo non finivano di ripetere – pace, pace, pace- . E c’erano persino i magi, venuti da lontano, ma non erano solo tre: erano cinquecento, giunti da tanti popoli diversi. 

GESU’ BAMBINO l’abbiamo trovato il giorno dopo. Nelle persone che abbiamo abbracciato lungo la strade. Nei fanciulli che ci venivano incontro per darci la mano e un sorriso di speranza. Nei vecchi commossi per la nostra audacia. Nel giovane soldato piangente alla nostra partenza. 

Nella notte santa, sull’albero di Natale rutilante di luci, in segno di speranza, accenderemo una luce pure per te.”


9° giorno – ANDIAMO… SIAMO A BETLEMME!

“Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. 
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! 

GesĂą che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. 

Vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. 

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillitĂ , incurante che, poco piĂą lontano di una spanna, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscuritĂ  e la cittĂ  dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una grande luce” dovete partire dagli ultimi… 

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutando l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. 

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. 

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.”


Fonte: pietrevive.blogspot.com